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Affidamento e gestione impianti sportivi da cartellino rosso ad Alghero

Lo sport ad Alghero? Gestione deleteria e lusso per pochi. La Giunta del sindaco Mario Bruno e dell’assessore Antonello Usai dà corso al suo programma di rilancio dello sport in città ma danneggia le società degli sport “minori” in termini di costi orari degli impianti, trasformando alcuni degli stessi in bancomat generatori di reddito. I portavoce del Movimento Cinque Stelle in Consiglio comunale, Graziano Porcu e Roberto Ferrara, alzano la bandierina, innalzano il livello di attenzione e pescano in fuorigioco l’Amministrazione comunale che parla di inclusione, crescita e formazione delle nuove generazioni, ma con il suo agire e la sua gestione del patrimonio impiantistico non dà certo il buon esempio.

In città infatti si stanno verificando situazioni incresciose. In alcuni casi società sportive concessionarie, senza nessun tesserato, non soltanto divengono assegnatarie di campi già utilizzati da altre ma, addirittura, impongono alle stesse – ora ospiti – nuove insostenibili tariffe. In altri casi invece, quando la disponibilità di spazi è limitata, si arriva addirittura a “prediligere” lo sport più “remunerativo”. Le società che hanno in gestione un impianto infatti hanno più l’interesse ad affittarlo per una partita di calcetto a privati (costo 60 euro) e non, invece, per un allenamento della squadra di uno sport “minore” che, viste le entrate ridotte, paga fino a 13 euro (nel caso della palestra Mariotti) ma che, in precedenza, pagava appena 5 euro da versare direttamente al Comune. Molte società dei cosiddetti sport “minori” sono così tagliate fuori dalla scena, schiacciate dal binomio costo/orario. Il caso specifico stride in particolar modo perché la struttura, storicamente dedicata a sport come pallavolo, basket e ginnastica, oggi è utilizzata prioritariamente per il calcetto e il concessionario si limita ad affittarla a esterni o ad organizzare tornei. Quasi come fosse un bancomat a investimento zero.

Per le piccole società, almeno per quelle che hanno ancora la fortuna di avere degli spazi, il costo orario degli impianti è notevolmente lievitato. Un’ora di allenamento al campo di atletica parrebbe costare 30 euro; un allenamento di calcio più partita domenicale a Santa Maria La Palma 80 euro: altro che inclusione, un vero salasso. Ed oltre al danno, a volte, arriva anche la beffa. Alcune società calcistiche potrebbero infatti essere multate dalla Figc per mancata disponibilità del campo indicato a inizio anno come sede delle gare interne e ora, invece, indisponibile. Inoltre si è ridotta la disponibilità oraria, ed è sempre più difficile fare sport e programmare la pratica sportiva. Gli sport “minori” sono particolarmente colpiti da questo spropositato aumento dei costi e, con pochi sponsor alle spalle, fanno i salti mortali per andare avanti. Con questo balzo in avanti dei prezzi le società dovranno scegliere: aumentare le quote dei ragazzi dei Settori Giovanili o ridurre le ore di allenamento settimanale. In ogni caso un danno, in una dimensione in cui si è persa la piena e basilare funzione sociale dello sport.

Ad Alghero, oggi, c’è chi, per garantire ai ragazzi la possibilità di fare attività sportiva a cifre irrisorie si è indebitato sino al collo e rischia la scomparsa e c’è chi, invece, ha ricevuto un bene comunale a titolo gratuito e si limita a gestirlo ri-affittandolo al migliore offerente, decretando così la morte certa degli sport “minori” e di quelle piccole società che hanno prediletto il “sociale” al “lucro”. Lo sport precluso a tanti e che giova a pochi, non può che essere da cartellino rosso. Palla al centro.

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